Mia sorella, i krapfen e Cortina d’Ampezzo
Mentre scrivo Marianna è partita, già arrivata in pianura.
Ha chiuso casa (abita sopra la mia testa quando è qui in montagna) giù le tapparelle, un giro di chiave, ha bardato il suo frugoletto e via.
Via da me, dalla sorellona. Ci siamo salutate.
In questa domenica (ieri) ventosa, un po’ triste, ci siamo salutate con abbraccio, come sempre.
Adesso, sì, che Natale è finito.
La malinconia mi assale, lo ammetto. Cosa posso farci. Mia sorella mi manca.
Mi manca il rumore che viene da su, quello che vibra nei muri, il calpestio, il via vai delle scale e i pianti di Giacomo.
Sappiamo che la distanza ci fa soffrire e dedicarci un pomeriggio, senza compagni e senza figli, è stato un regalo.
Un po’ di tempo per noi, tutto qui. Sembra banale dirlo (quando hai 20 anni e pensi di avere una vita infinita davanti a te),
invece, mi accorgo più che mai che il tempo è il bene più prezioso che abbiamo. Che sprecarlo è davvero un sacrilegio.
Siamo andate a Cortina d’Ampezzo. Per mia sorella è un po’ un chiodo fisso, me la propone sempre. Sarà che per noi Cortina profuma d’infanzia, di piccoli viaggi in giornata con la mamma. Partivamo dopo pranzo e tornavamo la sera per cena, stanche morte ma contente.
Cortina è regina. Chiusa nell’arioso abbraccio delle Dolomiti non mi opprime mai. Perché a me le montagne un po’ soffocano (un po’ le odio po’ le amo), non mi fanno vedere oltre. O forse questo è il bello? Che se non vedi immagini?! orizzonti diversi.
Roccia, alberi, radure. Il paesaggio è spettacolare. I panettoni rocciosi spolverati di zucchero a velo che inseguono lo sguardo, te li ritrovi ogni volta negli occhi che cammini in Corso Italia.
D’inverno Cortina è cioccolata calda e un cestino alla frutta all’Embassy Bar, dove ci siamo rifugiate io e Marianna.
Ho gustato un delizioso cestino ai frutti di bosco, con un’ottima crema di vaniglia adagiata su vera pasta frolla.
Abbiamo chiaccheriato e guardato la signora in fianco a noi, vestita con un paio di pantaloni in fustagno color vinaccia, un favoloso maglione tricot e un paio di zoccoli pelosoni. A Cortina si vedono look da rivista e io adoro perdermi guardando la gente.
Nella nostra tradizione familiare non si torna a casa senza passare nel panificio Alverà.
Ho portato quattro krapfen: non vi dico la gioia di Nicolò a colazione domenica mattina. Ce li siamo divorati!
Quanto poco basta per far felici i bambini?! dovremmo ricordarci delle piccole cose che ci hanno fatti contenti nell’infanzia.
A Cortina ci sono i negozi. Mondani, snob, tradizionali.
Puoi trovare tanto artigianato, quello di alta qualità e legato in modo indissolubile al territorio.
Un salto in Cooperativa è d’obbligo – il reparto tessile è favoloso – qui, quasi tutti i tessuti fanno riferimento alla tradizione della montagna.
Di Mastro Raphal si trovano solo tendaggi con renne e stelle alpine. Le coperte di lana, ho visto anche quelle bellissime di agnello dell’Alpago che ho acquistato lo scorso anno, sono di alta qualità: italiane ma anche austriache.
L’altro giorno ho comperato una tovaglia semplicissima, in cotone bianco, con sei tovaglioli. Anch’essi bianchi, volevo prenderli colorati ma ho preferito il bianco perché vorrei apparecchiare la tavola con i piatti che mio papà mi ha regalato qualche anno fa, ve li mostrerò.
El Lumin è uno dei miei negozi preferiti. Si possono trovare soprattutto lampadari, di ogni tipologia. Anche l’oggettistica è interessante.
Qui, nove anni fa quando Pier e io ci siamo sposati e abbiamo ristrutturato il nostro nido, ho acquistato i lampadari della nostra camera da letto.
Mi sono divertita un sacco a scattare queste foto, a catturare i riflessi e le immagini.
Un doppio gioco, una doppia visione.
Come vi dicevo tutta la conca ampezzana brulica di artigiani. Fabbri e falegnami in primis.
Nel segno della tradizione, quella ladina.
La tradizione che ci permette di avere un’identità, di non perderci e dissolverci.
Sapere di trovare immutate certe abitudini – mentre là fuori tutto è mutevole, scostante, sclerotico – è in fondo sempre confortante.
Cortina è molto bella anche per questo, perché respiri la tradizione secolare nell’architettura,
nelle feste di paese e nei costumi, nel linguaggio. Qui la gente parla una lingua che proviene dal latino,
sorella dell’italiano e del francese.
A Cortina è ancora Natale. All’imbrunire si accendono le luci, proprio quando Marianna e io dobbiamo rientrare.
Di corsa in stazione, trafelate, a prendere la macchina e partire.
Il tempo è scaduto. Già! E’ arrivato il momento di tornare a casa.
Salutiamo Cortina e riprendiamo la strada del ritorno.
E’ così bello poter tornare a casa.
Grazie Mari per il bel pomeriggio,
ti voglio bene!
Vi lascio i miei indirizzi a Cortina d’Ampezzo, un piccolo dono per avermi letta, per la vostra pazienza.
I miei indirizzi a Cortina d’Ampezzo:
– Embassy Bar e Pasticceria Lovat (Corso Italia): per krapfen, pasticcini e cioccolate calde
– Campo Marzio 70 (Piazza Pittori Fratelli Ghedina): per le candele Cire Trudon, le migliori del mondo!, realizzate con cera artigianale
– El Lumin (via G. Marconi – di fronte alla vecchia stazione): qui l’illuminazione è una specialità, per lo più trovate lampadari & Co. lavorati artigianalmente in ferro battuto
– Enoteca Cortina (via del Mercato): per un piacevole aperitivo con buon vino, grappe e distillati
E per mangiare? il posto preferito non è il Tivoli (eresiaaaa) ma Da Aurelio sul Passo Giau!!!
Mia sorella, i krapfen e Cortina d’Ampezzo
ultima modifica: 2015-01-12T22:01:52+01:00
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